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Combattere la maldicenza: una sfida per la comunità cristiana

La maldicenza affonda le sue radici nella storia dell’umanità. Fin dall’antichità, la diffusione di parole denigratorie, spesso prive di fondamento, ha influenzato la convivenza sociale, assumendo forme diverse a seconda del contesto culturale. Filosofi, scrittori e pensatori hanno analizzato a fondo questo fenomeno, mettendo in luce i pericoli che esso rappresenta per la dignità individuale e la coesione sociale.
Papa Francesco, in un’omelia del 17 maggio 2018 a Santa Marta, ha condannato l’uso della calunnia e della diffamazione come strumenti di potere: «Anche oggi questo metodo è molto usato. Per esempio, nella vita civile e politica, quando si vuole compiere un colpo di Stato, i media iniziano a screditare dirigenti e persone di rilievo con calunnie e diffamazioni. Così, si sporca la loro reputazione, interviene la giustizia, li condanna e, alla fine, il colpo di Stato è fatto. È un sistema tra i più disdicevoli».

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Omelia 45: Il buon Pastore

Sant’Agostino d’Ippona

“Entrerà ed uscirà e troverà pascolo”. Si entra quando ci si raccoglie a pensare, si esce quando ci si mette a fare qualcosa. E poiché per mezzo della fede Cristo abita nei nostri cuori, entrare attraverso Cristo significa pensare alla luce della fede, uscire attraverso Cristo significa agire davanti agli uomini guidati dalla fede.

1. L’illuminazione del cieco nato offrì al Signore l’occasione di questo discorso ai Giudei. Pertanto la vostra Carità sappia e tenga presente che la lettura di oggi è strettamente legata a quel fatto. Quando il Signore disse: Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio: perché vedano quelli che non vedono e quelli che vedono diventino ciechi (Gv 9, 39), – parole che a suo tempo, quando sono state lette, abbiamo cercato di spiegarvi – alcuni farisei dissero: Forse che siamo ciechi anche noi? Ad essi Gesù rispose: Se foste ciechi non avreste peccato; ma dal momento che dite: Ci vediamo, il vostro peccato rimane (Gv 9, 40-41). A queste parole fece seguire quelle che abbiamo sentito leggere oggi.

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Cristo, mia speranza, è risorto

“Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Esultiamo insieme”.
Lo cantiamo con un salmo di Israele che esprimeva l’intima attesa del Risorto, e diviene così il canto pasquale dei cristiani. Cantiamo l’Alleluia, in cui una parola della lingua ebraica è divenuta espressione oltre il tempo della gioia dei redenti.
Ma possiamo davvero gioire? O la gioia non è quasi cinismo, scherno, in un mondo così pieno di sofferenza? Siamo redenti? Il mondo è redento?
I colpi con cui è stato assassinato l’arcivescovo di San Salvador durante la celebrazione eucaristica sono solo un lampo abbagliante che illumina lo scatenarsi della violenza, la barbarizzazione dell’uomo,diffusi in tutto il mondo.
Interi popoli si vanno lentamente estinguendo…e nessuno vuol prenderne atto. E avviene dovunque che gli uomini debbano soffrire per la loro fede, per le loro convinzioni e che i loro diritti siano calpestati. Dimitrij Dudko, un prete russo, partendo dall’esperienza della prigionia, aveva rivolto un messaggio a tutti i cristiani dicendo di parlare dal Golgota e al tempo stesso dal luogo in cui il Signore risorto è apparso attraverso le porte chiuse. Egli considera Mosca il Golgota su cui il Signore è crocifisso, ma anche il luogo in cui, nonostante o proprio per via delle porte chiuse che vorrebbero impedirgli l’accesso, il Risorto è presente e si manifesta.

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L’angoscia di un’attesa, il mistero del Sabato santo

Il tema del Venerdì santo non può lasciare indifferente nessun cristiano, anzi, nessun uomo che ricerchi con sincerità la retta via. Non è singolare che un uomo apparentemente sconfitto, morto nelle sofferenze e nell’abbandono più estremi, venga presentato come il redentore di tutti gli uomini? Che cosa c’entra il dolore con la salvezza, la sofferenza con la felicità? Mi fu subito chiaro che la questione del rapporto tra amore e dolore coincideva con la questione essenziale della croce e con l’ulteriore questione, legata a questa, di come l’esistenza di un altro, la sua passione e la sua vittoria, possano determinare nel profondo la mia vita e cambiarla. Ma qui si tratta di parlare soprattutto delle meditazioni sul Sabato santo. Poiché sono nato in un Sabato santo, questo giorno ha avuto da sempre per me un significato speciale. Nei miei primi anni per me era importante soprattutto il fatto che io – e i miei genitori lo sottolineavano con un certo orgoglio – fossi stato il primo battezzando a ricevere l’acqua pasquale appena benedetta. Il fatto di nascere il Sabato santo mi aveva donato il privilegio di un battesimo legato in modo assolutamente evidente alla Pasqua cristiana, così che l’intima radice e il significato essenziale del battesimo ne emergevano con particolare chiarezza. Il messaggio del giorno in cui venni al mondo aveva pertanto un legame particolare con la liturgia della Chiesa; e la mia vita era fin dall’inizio orientata a questo singolare intreccio di oscurità e di luce, di dolore e di speranza, di nascondimento e di presenza di Dio.

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Settimana Santa

O Gesù, i carnefici hanno potuto lacerare il Tuo corpo, insultarTi, calpestarTi, ma non hanno potuto toccare né la Tua Volontà, né il Tuo Amore. Volontà e Amore. Li hai voluti liberi, affinché come due correnti potessero correre, correre, senza…

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Mercoledì delle ceneri

Il Mercoledì delle Ceneri segna l’inizio della Quaresima, in cui il fedele è chiamato in modo speciale alla penitenza, soprattutto in tre forme, come ricorda il Catechismo: «… il digiuno, la preghiera, l’elemosina, che esprimono la conversione in rapporto a sé stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri»

Le ceneri indicano la caducità dell’uomo e quindi la sua condizione mortale, conseguenza del peccato originale. Meménto, homo, quia pulvis es, et in púlverem revertéris, cioè: «Ricordati (uomo) che sei polvere e in polvere tornerai», recita infatti la prima formula liturgica (l’unica in uso nella «forma straordinaria» del Rito romano), fondata sulla Genesi (Gn 3,19) e declamabile dal sacerdote durante il rito di imposizione delle ceneri. In alternativa il celebrante può pronunciare una seconda formula, introdotta con la riforma liturgica del 1969, che fa riferimento agli inizi della predicazione di Gesù: «Convertitevi, e credete al Vangelo» [Paenitémini, et crédite Evangélio (Mc 1, 15)].

Per tradizione, le ceneri poste sul capo dei fedeli si ricavano bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. Oltre che nel racconto che segue il compimento del peccato originale, più volte nelle Sacre Scritture ricorre il tema delle ceneri quale segno della supplica che l’uomo, riconoscendosi creatura fragile e bisognosa di grazia, rivolge a Dio. Così, per esempio, dopo la predicazione di Giona a Ninive – che chiamava la città a convertirsi per non essere distrutta da Dio – non solo i comuni cittadini bandirono un digiuno ma anche il re «si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere». Nel libro di Giuditta, quando gli Israeliti sono assediati dalle truppe di Oloferne e sono ormai tentati di cedere, è l’eroina che confida nel Signore a portare il suo popolo alla liberazione, dopo aver fatto penitenza ed essersi cosparsa il capo di cenere. E anche la regina Ester divenne, in modo simile, strumento di salvezza.

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Intelligenza artificiale, i segnali di un secondo inverno

Oggi ci sono segnali secondo cui l’intelligenza artificiale potrebbe entrare in un suo secondo “inverno” di sviluppo. Un problema cruciale è la scarsità di dati di alta qualità. E prima ancora l’IA è incapace di astrarre, a differenza dell’intelletto umano.

Il progresso tecnologico dell’intelligenza artificiale (IA) ha dominato negli ultimi anni il dibattito pubblico, alimentato da promettenti dichiarazioni di scienziati e imprenditori che intravedono la possibilità di raggiungere la superintelligenza. Eppure, uno scenario diverso potrebbe attendere il futuro di questo settore: un nuovo “inverno”, simile a quello vissuto tra il 1974 e il 1990, quando le aspettative smisurate portarono a una drastica riduzione dei finanziamenti e dell’interesse nella ricerca sull’IA. Per comprendere le ragioni di questa possibile svolta e prepararci alle implicazioni, è fondamentale analizzare i segnali attuali e le prospettive future del settore.

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Fede e ragione per illuminare il buio del tempo presente

La fede e la ragione sono i due pilastri della vita del cristiano. La fede è la prima virtù cristiana, il fondamento di tutte le altre, che da essa derivano. Il catechismo ci insegna che la fede è l’adesione della nostra ragione, mossa dalla grazia, alle verità rivelate da Dio, per l’autorità di Dio stesso che ce le rivela. Le verità rivelate sono dette tali perché sono contenute, in maniera esplicita o implicita, nella rivelazione divina, conclusa con la morte dell’ultimo apostolo. La Sacra Scrittura e la Tradizione raccolgono queste verità, che formano la fede oggettiva e immutabile della Chiesa. In alcuni casi queste verità oltrepassano la nostra ragione e sono dette misteri. I due misteri centrali del Cristianesimo sono la Trinità e l’Incarnazione del Verbo. Essi sono superiori alla nostra ragione, ma non le si oppongono. La fede resta infatti una forma di conoscenza razionale, distinta da quella filosofica perché soprannaturale.

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SANT’ANTONIO ABATE

Dopo la pace costantiniana, il martirio cruento dei cristiani diventò molto raro; a questa forma eroica di santità dei primi tempi del cristianesimo, subentrò una nuova esperienza di fede, vissuta nel desiderio di una spiritualità più profonda e radicale, per appartenere solo a Dio nella contemplazione. Questo fu il grande movimento spirituale del “Monachesimo” – di cui Antonio è considerato il caposcuola – che avrà nei secoli successivi varie trasformazioni e modi di essere: dall’eremitaggio alla vita comunitaria, espandendosi dall’Oriente all’Occidente. Antonio nacque verso il 250 da una agiata famiglia di agricoltori nel villaggio di Coma, in Egitto e verso i 18-20 anni rimase orfano dei genitori, con un ricco patrimonio da amministrare e con una sorella minore da educare.

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