Signore aumenta la nostra fede
Che cosa dobbiamo chiedere nella preghiera? Possiamo chiedere tutto quello che vogliamo, perché Dio è un padre che ama ascoltare i balbettii dei suoi piccoli figli (e noi siamo tutti piccoli davanti a lui), anche se non sempre si concede alle loro pretese, perché troppo spesso essi non sanno qual è il loro vero bene.
Possiamo chiedere tutto quello che vogliamo, purché ci manteniamo nell’atteggiamento interiore di chi accoglie docilmente la sua volontà.
Possiamo chiedere anche i favori materiali che ci sembrano convenienti. Gesù stesso ci ha insegnato a pregare non solo perché venga il Regno di Dio, ma anche perché ci sia assicurato il pane quotidiano.
Ma non dobbiamo chiedere solo i favori materiali.
Gli apostoli, che tante volte nella narrazione evangelica ci appaiono ancora spiritualmente rozzi e curvi sui valori terreni, questa volta ci danno l’esempio di una richiesta bellissima: Aumenta la nostra fede! (Lc 17,5), dicono al loro Maestro.
Un po’ di fede l’abbiamo tutti; ma tutti avremmo bisogno di averne di più, perché senza fede è difficile anche vivere decentemente da uomini. Perciò anche noi vogliamo oggi dire: “Aumenta la nostra fede!”.

Prima solennità dell’Assunzione sul trono di Pietro per Robert Francis Prevost. Una giornata vissuta all’insegna della devozione mariana, quella di celebrare la Messa per i parrocchiani di Castel Gandolfo. Ieri mattina Leone XIV è arrivato per la seconda volta nella chiesa di San Tommaso da Villanova, al centro di piazza della Libertà, accolto dal vescovo di Albano, monsignor Vincenzo Viva. È lui che, prima del conclave, ha fatto conoscere i Castelli a Prevost in vista della presa di possesso come cardinale titolare della diocesi suburbicaria di Albano. Poi la Provvidenza ha voluto che l’agostiniano di Chicago tornasse in questi luoghi tanto cari a Paolo VI e Benedetto XVI come loro successore.
La tradizione cristiana da sempre considera san Pietro e san Paolo inseparabili: in effetti, insieme, essi rappresentano tutto il Vangelo di Cristo. A Roma, poi, il loro legame come fratelli nella fede ha acquistato un significato particolare. Infatti, la comunità cristiana di questa Città li considerò come una specie di contraltare dei mitici Romolo e Remo, la coppia di fratelli a cui si faceva risalire la fondazione di Roma. Si potrebbe pensare anche a un altro parallelismo oppositivo, sempre sul tema della fratellanza: mentre, cioè, la prima coppia biblica di fratelli ci mostra l’effetto del peccato, per cui Caino uccide Abele, Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l’uno dall’altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro. Solo la sequela di Gesù conduce alla nuova fraternità: ecco il primo fondamentale messaggio che la solennità odierna consegna a ciascuno di noi. […]
La maldicenza affonda le sue radici nella storia dell’umanità. Fin dall’antichità, la diffusione di parole denigratorie, spesso prive di fondamento, ha influenzato la convivenza sociale, assumendo forme diverse a seconda del contesto culturale. Filosofi, scrittori e pensatori hanno analizzato a fondo questo fenomeno, mettendo in luce i pericoli che esso rappresenta per la dignità individuale e la coesione sociale.
Sant’Agostino d’Ippona