LETTERA A GESU’ BAMBINO
Caro Gesù Bambino,
in questi giorni, in cui nella nostra società molti festeggiano il Natale, senza sapere chi è il festeggiato, da povero italiano non ho timore di rivolgermi a te, ben sapendo che solo tu sei in grado di concederci le grazie di cui abbiamo bisogno. A chi infatti dovremmo chiederle se non a te? Sei l’unico che è rimasto credibile in questo mondo, dove tutti promettono e nessuno mantiene.
Sono affascinato dal modo umile e discreto con cui sei entrato in questo mondo. Apparentemente sei venuto a mani vuote, al freddo e al gelo di una grotta, a stento riscaldata da un bue e un asinello. Deposto in una mangiatoia, non stavi meglio di tanti bambini che fuggono dalla fame e dalla guerra verso le nostre contrade. Eri privo di tutto, ma avevi vicino a te due persone meravigliose, come mai ce ne sono state: tua madre Maria e il tuo padre putativo, Giuseppe, che ti guardavano incantati, ben sapendo quale dono in quel momento il Cielo aveva fatto alla terra. Sei nato povero fra i poveri, bisognoso di tutto, ma hai arricchito il mondo con la tua presenza.
Venendo in mezzo a noi ci hai fatto il regalo più grande che potessimo desiderare. Tu, Bambino Gesù, sei la nostra luce, la nostra salvezza, la nostra pace. A Natale hai dato al mondo in regalo te stesso. Lo ha annunciato l’angelo ai pastori assopiti, improvvisamente svegliati da una musica celestiale: ”Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore”.

1. Giovanni ebbe davvero dei dubbi riguardo a Cristo? — Abbiamo una domanda da rivolgerci, fratelli carissimi: Giovanni, profeta e più che profeta, che indicò il Signore al battesimo nel Giordano, dicendo: Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo; che, considerando la propria debolezza e la potenza della sua divinità, affermò: Chi viene dalla terra parla della terra; chi, invece, viene dal cielo è al di sopra di tutti, perché, posto in prigionia, inviò i suoi discepoli a chiedere: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? Non è, infatti, pensabile che non conoscesse Colui che aveva additato, o non fosse al corrente della sua identità, dopo avergli reso testimonianza, con la profezia, al battesimo e con precise indicazioni.
L’evento finale e decisivo della storia di salvezza profetizzato da Isaia e annunciato dal vangelo come “venuta del Figlio dell’Uomo” viene colto nelle letture odierne nella sua portata giudiziale: esso giudica le violenze e le guerre che gli uomini scatenano (I lettura); le immoralità in cui si perdono (II lettura); l’incoscienza e l’ignoranza colpevoli con cui si anestetizzano (vangelo). L’annuncio escatologico non è un messaggio spiritualistico, ma ha un impatto forte sulla storia dei popoli (I lettura), sulla quotidianità delle esistenze dei credenti (vangelo) e sul loro comportamento (II lettura).
Il significato dell’espressione “avvento” comprende quindi anche quello di visitatio, che vuol dire semplicemente e propriamente “visita”; in questo caso si tratta di una visita di Dio: Egli entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me. Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per così dire, un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come “visita”, come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?
Prima solennità dell’Assunzione sul trono di Pietro per Robert Francis Prevost. Una giornata vissuta all’insegna della devozione mariana, quella di celebrare la Messa per i parrocchiani di Castel Gandolfo. Ieri mattina Leone XIV è arrivato per la seconda volta nella chiesa di San Tommaso da Villanova, al centro di piazza della Libertà, accolto dal vescovo di Albano, monsignor Vincenzo Viva. È lui che, prima del conclave, ha fatto conoscere i Castelli a Prevost in vista della presa di possesso come cardinale titolare della diocesi suburbicaria di Albano. Poi la Provvidenza ha voluto che l’agostiniano di Chicago tornasse in questi luoghi tanto cari a Paolo VI e Benedetto XVI come loro successore.